<L'ANATRA  SELVATICA >

venerdì, luglio 08, 2005
GUERRA E CENSURA
 
Il diritto all’informazione, nella democratica Inghilterra, non ha cittadinanza. Sì, quando si parla di temi leggeri –  Carlo, Camilla, la regina, i pargoletti -.si può andare anche sopra le righe. Ma davanti ad argomenti importanti, ecco scattare la censura. Ci s’appella, stando ad alcuni cronisti compiacenti, al detto “occhio non vede, cuore non sente”. La gente così avrebbe meno paura. Non è vero. E’ vero invece che se non si vede, si può immaginare di più di quel che è successo. Nello stesso tempo, c’è il tentativo, maldestro, di usare la censura come arma nei confronti di chi ha ideato e portato a termine le azioni dinamitarde. Si dice: il loro obiettivo è di vederci soffrire, ma noi oscuriamo le scene di morte e di dolore, sicché non hanno questa soddisfazione.
E’ una scelta che fa acqua da tutte le parti. La guerra – perché di guerra si tratta, teatro il mondo – non si ferma di fronte alla censura.
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giovedì, luglio 07, 2005

DALLA PARTE DEI TORI

A Pamplona, in Spagna, è iniziato il festival dei tori per le strade e le piazze. A dire il vero è il festival della malvagità e dell'imbecillità. Nessuna pietà per chi viene incornato. Io sto dalla parte dei tori. Da sempre. Nessuno è riuscito a convincermi di stare dall'altra parte. Neanche l'amato Hemingway.

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CHI SEMINA VENTO

Dopo New York e Madrid, attacco a Londra. Chi semina vento raccoglie tempesta. C'è poco da stare allegri.

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martedì, luglio 05, 2005

SOPRATTUTTO SPETTACOLO

Non c'è niente da dire: sono bravi. Gli americani sono bravi nello spettacolo. Dategli una guerra o una cometa e loro ve li trasformano in spettacolo. Poi s'arrampicano sugli specchi per dargli un contenuto, spesso senza riuscirci (per natura sono superficiali), ma il "divertimento" (l'illusione) è garantito, perché sono super anche negli effetti speciali. Dice bene l'astrofisica Margherita Hack, parlando del bombardamento della cometa: "L'intertesse è limitato, più spettacolare che altro. L'impatto, non a caso, è avvenuto il 4 luglio, giorno dell'indipendenza americana".

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lunedì, luglio 04, 2005

FUMO NEGLI OCCHI

Non riesco a prenderlo sul serio l'Sos mandato, per l'Africa, dal più grande concerto del mondo. Non credo che si possano risolvere i problemi di fame, guerre, mortalità infantile elevata, epidemie con un concerto, anche se mega. Mi appare come fumo negli occhi. I problemi si risolvono in altra maniera, con impegni precisi da parte di chi vive meglio, azioni conseguenti. Anche incazzature. Mi viene fatto di pensare, scusate, che il mega concerto può essere costato quanto il bilancio di un anno di un Paese povero dell'Africa. Non mi sembra un bel risultato.

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giovedì, giugno 30, 2005

IL BANDANA SI RICANDIDA

Berlusconi ha buttato giù la maschera (si fa per dire) e ha detto coram populo che sarà lui il prossimo candidato della Casa della Libertà. C'era qualcuno, al di fuori di Casini e Follini, che avesse pensato  il contrario? Perché c'è una verità al di sopra di tutto: come si mette da parte, è perduto. Perduto in tutti i sensi e la Casa delli Libertà si squaglia come neve al sole. Il Bandana è furbo. Nel momento in cui ha annunciato una cosa risaputa, ha anche detto che di partito unico si parlerà dopo le elezioni. Dopo aver tenuto tutti i suoi sulla corda per mesi, la ritira e fa capire che per candidature e seggi sarà nuovamente lui a decidere. 

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lunedì, giugno 27, 2005

ODIO L'ESTATE

Odio l'estate delle vacanze a ogni costo: di un certo tipo di vacanze. A leggere i giornali sembra d'essere davanti a bollettini di guerra. Al mare in tempo di crisi: un inferno. Assalto alle spaigge libere. Impazza il weeknd mordi e fuggi. Code. Caldo. Multe. Uno poi dice che si è rilassato.

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domenica, giugno 26, 2005
 
SE FIRENZE TRADISCE DON MILANI
 
 
E' veramente incredibile come Firenze si sia dimenticata della battaglia che nel 1965 don Milani condusse per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Una battaglia civile che ha segnato il dopoguerra italiano. E per la quale don Lorenzo Milani ha patito un processo e una condanna.
Ma Firenze tace. Tacciono gli amministratori pubblici, i salotti librari (troppo intenti a non dimenticare i potenti e a dimenticarsi invece di un povero prete di montagna), i giornali, le tv.
Per cui con piacere ho accolto l'invito del presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini a presentare il libro No alla guerra, che ripropone la battaglia di don Milani per l'obiezione di coscienza.
Nella Toscana dove è stato istituito l'assessorato alla pace, ci si dimentica di un prete e dei suoi ragazzi che 40 anni fa affermarono che non esiste più una guerra giusta, che le guerre colpiscono soprattutto i civili, che l'obbedienza non è più una virtù e che il concetto di patria è superato.
Quel libro, L'obbedienza non è più una virtù, non va dimenticato. Lo si riproponga nelle scuole, lo si ridiscuta e Firenze renda finalmente onore ad un prete ancora scomodo.
(Quella Firenze dove il bellissimo libro, appena uscito, di Michele Gesualdi, è stato relegato nella cronaca del Mugello come se l'interesse di don Milani sia ascrivibile alla zona dove operò!).
Almeno voi fate qualcosa perché la memoria delle battaglie di don Lorenzo non siano dimenticate da un potere che i profeti o li imbalsama o li censura.
                                                                                                                                                     Mario Lancisi

 

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sabato, giugno 25, 2005
 
IL POZZO SECCO
 
Fu Pina ad accorgersene per prima. Vedova del medico condotto del paese, era solita alzarsi verso le cinque. Aprì il rubinetto del lavandino del bagno, ma ebbe la sorpresa di non vedere acqua. Ci fu come una sfiatata, seguita da un gorgoglio.  Nient’altro.
Allora Pina esce, va nell’orto dietro casa e raggiunge il pozzo. Butta il secchio. E non sente l’impatto con l’acqua. Guarda giù e si rende conto, all’istante, che il pozzo è secco.
Non sapeva che pensare. Era un pozzo profondo una ventina di metri con l’acqua, vecchio di un secolo. Mai un problema, neanche d’inquinamento.
Tornò in casa e telefonò a un vicino.
 “Non ho più acqua - gli dice – Non ce n’è neanche nel pozzo. Mai stato secco. Che può essere successo?”.
Il vicino le dice che non si capacita. La prega di rimanere al telefono, di aspettarlo – va a fare un controllo.
Tornò di lì a poco.
 “Niente – dice l’uomo – Anch’io non ne ho una goccia. Un mistero”. E’ preoccupato. “Telefono in Comune. Sento che mi dicono. Poi ti faccio sapere”.
Pina decise di lavarsi con l’acqua minerale. Ogni tanto ne comprava qualche bottiglia, quando andava al supermercato del capoluogo. La comprava più per gli altri che per sé. La comprava per gli ospiti, non abituati a veder mettere il bicchiere sotto la cannella dell’acquaio o la bocca al secchio del pozzo.
Non hanno acqua del genere. Non l’hanno più. E’ ricca di ferro e manganese, e sa di cloro, la loro. E’ pesa. Puzza, in  alcuni momenti. Sapeva queste cose per avere abitato nel capoluogo una quindicina d’anni, prima che suo marito s’ammalasse, prima che la sua vita fosse sconvolta dalla malattia del marito. Una può metterle nel conto le cose storte, non può andare sempre tutto liscio nella vita. Sono pochi i fortunati. Pochissimi. E allora una come lei, con un po’ di cervello, lo mette nel conto che non può essere sempre tutto rose e fiori - in casa non manca niente, suo marito le vuole bene, non litigano mai. Arriva una figlia che studia bene, si laurea in architettura, conosce un bravo ragazzo, si sposa, va ad abitare fuori della Toscana e la fa diventare nonna presto.
Li mette nel conto i pro e i contro. E il contro arriva con un malore del marito mentre sta visitando un malato. Il ricovero. La certezza, nel giro di due giorni, di un cancro in stadio avanzato. Pochi mesi di vita. La verità detta brutalmente da un collega del marito. E il marito consapevole della gravità della situazione. E giorni di dolore. E di sofferenza, per lui. E poi la morte. E poi il vuoto. “Mamma, vieni con me”, le disse sua figlia. Non ebbe un attimo d’esitazione nel risponderle: “No, non saprei vivere lontana da qui. Ho tutto, o quasi, qui”.
“Ma stai sola”.
“Non ho paura”.
Non hai paura? Ma se non riesci a riposare bene. Ogni minimo rumore ti fa sobbalzare. Ma non devo mollare, si dice. Non devo mollare. Se vado via, se torno in città, campo poco, e male.
Due giorni dopo, telefonò il vicino. Lei era già in stato d’emergenza. Giuseppe, si chiamava. Notizie di prima mano. “Niente acqua. Pozzi secchi. Acquedotto secco. Un disastro”.
“Ma a che è dovuto?”.
“Non lo sanno. Non riescono a capire”.
“Impossibile. Una cosa del genere è impossibile. E’ impossibile che succeda una cosa del genere dall’oggi al domani”.
“Gliel’ho detto anch’io. E loro hanno risposto che è successo e non sanno dare una spiegazione. Hanno chiamato degli esperti. Vengono domani, sembra”.
“Che ne pensi?”.
“Che ne penso, io? Penso al peggio. Qui s’è dato fondo a tutto quel che avevamo. Non abbiamo pensato al futuro. Non abbiamo pensato al danno che facevamo. Abbiamo pensato a far soldi. Soldi a palate”. L’uomo era arrabbiato.
“Che facciamo?”.
“Io ci sto pensando seriamente. Conviene fare fagotto”.
“Lasciare tutto?”.
“Via, andare altrove. Via da questa terra. Ne hanno fatto un mostro”.
“Non è possibile. Non siamo a questo punto. Non possiamo essere a questo punto”.
Disperata. Sì, disperata.” Io non me ne vado. Muoio di sete, ma non me ne vado”.
“Ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma qui la natura s’è rivoltata. Si sta vendicando”.
Un cane abbaiò lontano e un gallo cantò sotto un gelso.
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giovedì, giugno 23, 2005

L'UOMO DIMENTICATO

Ex convento degli Agostiniani, in quel di Empoli. Bel luogo per un  convegno sull’inquinamento atmosferico urbano e la salute in Toscana. Patata bollente. I tecnici snocciolano dati. I politici sono pochi e parlano del loro orticello. Nessuno che azzardi un’autocritica come si deve. Siamo sempre a: usiamo le biciclette, incrementiamo il trasporto pubblico a cominciare dal treno, interveniamo nelle scuole per far sviluppare la coscienza ecologica.Non ci siamo. ll discorso va preso alla radice. Non si può continuare nel disinquinamento, ma va affrontato il problema vero: non inquinare. Oggi stiamo naufragando nello sviluppo insostenibile, con costi sociali enormi. E’ il prodotto della cultura del tanti, sempre di più, per contare. Ma non deve essere così. Se vogliamo metterla in battuta, scomodiamo Albore per dire, invece, meno siamo e meglio stiamo.La verità è che siamo schiavi di un equivoco: si scambia il progresso con lo sviluppo. E lo sviluppo viene coniugato sempre con la cementificazione.Le asticelle del malessere salgono enormemente per località esplose con la cementificazione selvaggia. Esempio Scandicci alle porte di Firenze.Ripeto: il problema va affrontato alla radice. Mettiamo mano ai piani strutturali e facciamoli – veramente – a misura d’uomo.Il resto è un darsela a intendere. Palliativi.

 

 

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